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Ci sono momenti in cui tutto va bene: non ti spaventare, non dura. (Jules Renard)
domenica, 22 novembre 2009

I libri del Dr. Seuss e quello di Sarah Felberbaum

 

I libri del Dr. Seuss

L’uovo di Ortone | Ortone e i piccoli Chi! | Prosciutto e uova verdi | Il gatto e il cappello matto [tutti editi da Giunti]

 

Il Dr. Seuss (letto “suss”), autore di piccoli libriccini di tanti anni fa, mi è capitato sotto mano per caso in biblioteca ed è strano come da bambina non abbia letto proprio nulla di suo...

Quello che mi ha colpito favorevolmente delle sue storie, oltre ai disegni buffi e colorati in maniera essenziale, sono le morali che si ricavano alla fine delle avventure (sempre in rima) dei suoi personaggi: due fratellini capiranno che non si devono dire le bugie ai genitori e tanto meno fidarsi degli sconosciuti; gli antipatici amici di un timido e generosissimo elefante si renderanno conto che anche l’essere vivente più microscopico ha la stessa importanza di loro grandi e adulti; che gli impegni presi si mantengono fino alla fine; che l’unione fa la forza e così via con tantissimi spunti da cui partire per dare ai più piccoli validissimi insegnamenti di vita divertendosi e soprattutto usando pochissime parole che riescono però a descrivere in maniera lineare concetti universali.

 

20/10 per il Dr. Seuss!!!

 

 

Baby Vogue

Sarah Felberbaum

Marsilio, collana Farfalle, 11 €

 

L’esordio letterario dell’attrice Sarah Felberbaum si concentra sulle incomprensioni amoroso-affettive di due giovani affetti da un’insofferenza cronica per le naturali dinamiche della vita.

Nonostante siano (a detta loro) entrambi progenie di famiglie assai benestanti, e nonostante abbiano entrambi lavori promettentissimi e lucrosissimi di cui vanno fieri e soddisfatti i due hanno la malsana abitudine di soffermarsi insistentemente su certe menate segaiole quali: lei ha un amante e io non la sento mia; io voglio i miei spazi e quindi voglio stare solo; io sono depressa e ho bisogno di fare shopping; i nostri genitori non ci capiscono; noi due non scopiamo, perché?; ho bisogno di più Prozac.

Ecco, al di là di queste analisi pseudo psicologiche e sociali che ti triturano il cervello, il bello è che nemmeno lo stile di scrittura pare essere, se non buono, almeno sufficiente. E’ troppo grossolano e l’alternarsi  nella storia dei due punti di vista - femminile e maschile - tende ad avere sempre e comunque una pendenza verso uno sguardo fin troppo femminilizzato, e quando parla lui mi è sembrato di leggere i discorsi di una pappamolla appassita... 

 

...?

postato da IsabelleTostin alle ore novembre 22, 2009 11:25 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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venerdì, 06 novembre 2009

Assortimento

 

Una famiglia americana

Joyce Carol Oates

Marco Tropea Editore, 18 €

 

I Mulvaney rappresentano la tanto agognata american way of life e tutti, nella piccola cittadina in cui vivono, li guardano o con una certa invidia o con compiacimento. Perché loro ce l’hanno fatta, loro sono i Mulvaney!

Ma quella patina di rispettabilità, di armonia, di pace e benessere decade inesorabilmente scoprendo, in concomitanza di un terribile episodio che ha per oggetto l’unica figlia femmina, la realtà di una famiglia che in verità è ben lontana dall’essere perfetta.

Verranno alla luce voglie sanguinose di vendetta, crolli psicologici, vizi, rancori; insomma l’incapacità di affrontare i problemi e di restare una famiglia unita.

I sogni si sgretolano e nemmeno un relativo lieto fine può cancellare 506 pagine affette da logorrea acuta in cui ogni membro della famiglia, nessuno dei quali spicca per simpatia, ha eretto un muro di astio/indifferenza verso quello o quell’altro famigliare. Così non ci troviamo più di fronte ai “MULVANEY” ma solo a una famiglia americana come tante piena di difetti e con poche certezze...

 

6½/10

 

 

Push. La storia di Precious Jones

Sapphire

Rizzoli, fuori catalogo

 

Recuperato in biblioteca il libro è stato da poco trasposto al cinema ma a quanto pare a nessuno è venuto in mente di ristamparlo prima dell’uscita del film...

Siamo negli anni ’80. Precious vive con la madre nei bassifondi di New York, è un’adolescente di colore, obesa, analfabeta e già madre a 12 anni perché vittima di violenze paterne.

La madre la picchia, la tratta come una schiava e ne abusa a sua volta.

Un quadro di degrado totale e di assenza di sentimenti fa da sfondo alla storia di questa ragazzina, ma qualcosa cambierà quando Precious deciderà di studiare sul serio, recuperare gli anni persi, di istruirsi per avere un futuro e scappare da una famiglia che le ha usato solo violenza.

Scritto in forma diaristica il libro non è di facile lettura, sia per il linguaggio grossolano e privo di sintassi - che denuncia maggiormente lo stato di degrado in cui Precious è sempre cresciuta - sia per la crudezza degli episodi di vita della ragazzina.

A leggerlo mi sono resa conto che la storia di Precious è quella che mi ha colpita e messa a disagio più di tante decadenti e brutali lette fino ad ora (ad esempio “Requiem per un sogno” di Selby Jr.); però l’ultimo duro colpo di scena verso il finale poteva anche essere risparmiato, in questo modo mi è sembrato veramente eccessivo fare oggetto Precious di un’ulteriore disgrazia.

 

6½/10

 

 

L’amante indiano

Carolyn Slaughter

Tea Due, 8.60 €

 

N’altra sola...

 

Isabel approda nell'India degli anni '20 al seguito del marito (ufficiale dell'esercito inglese) dopo esserselo sposato come ultima spiaggia prima di cadere nel tedio di una vita borghese.

Dato che lui è impegnato fin da subito sul fronte di battaglie sanguinose, lei si fa l'amante identificandolo così su due piedi con un medico indiano coltissimo e ricchissimo visto solo una volta (in lontananza) al suo arrivo.

Poi succede che lei si ammala e lui la assiste durante i deliri malarici. Scontatamente il medico è attratto in maniera spropositata dal fulgore di questa giovine inglesina e si trattiene a stento dal possederla lì immediatamente sul lettino della convalescenza.

Seguono improbabili avventure dei due tra la vegetazione lussureggiante di un'India in preda a rivoluzioni e attentati per l'indipendenza dal colonialismo (addirittura lei decide di diventare medico!), fino a quando riappare il redivivo marito che, in quell'anno di lontananza da casa, dice di averla sempre fatta pedinare e quindi di aver scoperto i suoi intrallazzi amorosi.

Egli rivendica poi maggiormente con orgoglio il suo essere cornuto mettendo in piedi macchinazioni poco probabili che porteranno Isabel dritta in manicomio; ma la buon'anima dell'infermiera (caduta dal cielo, credo) la aiuta a scappare mentre il medico è soggetto a tremende torture perché accusato di terrorismo.

I due, riunitisi, fondano un ospedale (?!) e lei gli rivela di essere pure gravida.

Peggio di così.

 

2/10

 

 

 

Confessioni di una maschera

Yukio Mishima

Feltrinelli, 7.50 €

 

Affascinata dal suicidio teatrale di questo autore avevo capito che mi sarebbe stato utile, per conoscere qualcosa della sua vita, partire dal romanzo “Confessioni di una maschera”.

In realtà il libro presenta solo vaghi accenni a episodi autobiografici di Mishima, avendo come attenzione principale lo sviluppo sessuale del protagonista (alterego di Mishima stesso) e la presa di coscienza della sua omosessualità.

Ho trovato tutto il racconto veramente pesante, pieno di analisi introspettive, crucci a non finire sulla propria vera identità celata dietro una maschera di irreprensibilità, continui giochi psicologico-sessuali per mettere alla prova le proprie reali tendenze. In totale un autoanalisi che non mi interessava seguire perché attratta, io come lettrice, più verso un racconto generico dell’esistenza di Mishima piuttosto che dalle sue inclinazioni ed esperienze sessuali.

Praticamente ho sbagliato libro...

 

...

 

 

Middlemarch

George Eliot

Oscar Mondadori, Mondadori, 9.80 €

 

Effetto Roipnol

 

Leggevo due righe e mi addormentavo... leggevo due righe e mi addormentavo...

 

[sì, ok che avrei dovuto dargli una chance in più, impegnarmi e bla bla bla, però vi GIURO che non ho intenzione di parcheggiare tra gli scarti questo romanzo della Eliot. Ritenterò.]

postato da IsabelleTostin alle ore novembre 06, 2009 15:29 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 03 novembre 2009

Boys don't cry | Lasciami entrare | The millionaire | Arrivederci ragazzi



Boys don’t cry

Kimberley Peirce, 1999

 

Basato sulla vera storia di Teena Brandon - una transgender di soli 21 anni assassinata a colpi d’arma da fuoco da due conoscenti nel 1993 - il film presenta una marea di anacronismi rispetto alla vera vicenda di questa ragazza e di tutti quelli che ne furono coinvolti.

Non badando alle licenze narrative il racconto è comunque toccante e durissimo nella assurda violenza che fa da contrappunto a tutta la storia. E’ angosciante seguire gli ultimi giorni di vita di una ragazza che voleva solo affermarsi per quello che in realtà si sentiva fin da bambina, e vedere che capita proprio nel posto sbagliato per farlo: un paesino del Nebraska pieno di fanatici razzisti dalla mentalità retrograda...

Consiglio di leggere però le numerose pagine (sia in italiano che in inglese) a lei dedicate in internet e a guardare su You Tube “The Brandon Teena Story”, un documentario diviso in parti in cui la maggior parte delle persone che furono coinvolte sono lì intervistate, così da avere un quadro più chiaro di questa vicenda che comunque nel film è romanzata.

 

8/10

 

 

Lasciami entrare (Let the right one in)

Tomas Alfredson, 2008

 

Tratto dal romanzo di Jon Lindqvist il film ne rimane abbastanza fedele pur apportando diversi tagli che ne sconclusionano un poco la trama. E’ anche lento ma gli argomenti di base - l’amicizia tra due ragazzini diversi e il vampirismo atipico - insieme all’ambientazione notturna nel bianco accecante della neve svedese lo rendono un film discreto.

Non capisco però perché il protagonista debba avere sempre il moccio al naso...

 

7/10

 

 

The millionaire (Slumdog millionaire)

Danny Boyle, 2008

 

Vincitore assoluto degli Oscar 2009 “The millionaire” mette in scena temi sociali (sfruttamento di minori, povertà, malavita) che non possono non toccare lo spettatore; se poi ci si aggiunge una eterna storia d’amore tra due giovani che si cercheranno per tutta la vita allora è facile che il film soddisfi tutti quanti.

E’ un film poetico, a volte ironico, con un’ottima colonna sonora e girato con un buon uso dei flash-back, ma l’ho trovato un po’ troppo compiacente: insomma, a chi non piacerebbe essere al posto di quel ragazzo anonimo che riesce a diventare milionario? Così, trovandoci tutti a parteggiare per lui - poveraccio orfano che si è costruito una vita rispettabile solo con le proprie forze tra agghiaccianti realtà - si finisce per trovare il film spettacolare, meraviglioso e fargli vincere un botto di Oscar...

 

scontato

 

 

Arrivederci ragazzi (Au revoir les enfants)

Louis Malle, 1987

 

Ringrazio calorosamente colui il quale ha scritto la trama sul retro della custodia del suddetto dvd: c’è scritto tutto, ma proprio TUTTO, il film!

A parte questo “piccolo” inconveniente ho guardato rapita questa pellicola di un bel po’ di tempo fa in cui, sullo sfondo delle leggi razziali e delle deportazioni durante la II Guerra Mondiale, nasce e si consolida l’amicizia tra due ragazzini studenti in un collegio cattolico.

Uno dei due però è un ebreo lì nascosto con la complicità degli stessi frati che dirigono l’istituto.

E’ un film sull’amicizia, una denuncia ai pregiudizi razziali e la storia della crescita traumatica di giovani ragazzi ingenui che si ritrovarono uomini consapevoli dopo aver assistito alle atrocità della guerra. Commovente e durissimo il finale.

Lo consiglio vivamente.

 

8/10

postato da IsabelleTostin alle ore novembre 03, 2009 13:26 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: film 2009


martedì, 20 ottobre 2009

Wong Kar-Wai

 

In the mood for love

Wong Kar-Wai, 2000

 

Hong Kong, 1962. Su Li-zen (lei) e Cho Mo-wan (lui) sono vicini di casa; essendo i rispettivi coniugi molto “impegnati” per lavoro i due, spesso soli e abbandonati nel triste caseggiato in cui vivono, finiscono per stringere una delicata amicizia.

Attraverso continue ripetizioni musicali, d’inquadratura e di battute si arriva al colpo di scena rivelatore che farà beffe della candida ingenuità di entrambi.

Una storia poetica, sì, ma leeeeenta. Tuttavia lo rivedrei seduta stante per ri-osservare dal primo all’ultimo i meravigliosi cheongsam indossati dalla protagonista femminile.

 

6/10

 

 

2046

Wong Kar-Wai, 2004

 

Ho fatto partire il dvd e ho perso la pazienza dopo 35 minuti.

Se cercavate un commento del film non chiedetelo a me.

 

n. c.

 

 

As tears go by (Mongkok Carmen)
Wong Kar-Wai, 1988

 

Ah Wah (l’unico cinese figo in tutta la Cina, credo) è un piccolo malavitoso di provincia combattuto tra il mantenere la sua dignità di balordo e il cambiare vita totalmente. L’improbabile arrivo del personaggio femminile, una sua cugina alla lontana (!), mette ulteriormente in crisi Ah Wah.

Le cose si complicano maggiormente quando i due si scoprono innamorati e, nel frattempo, un amico di Ah Wah, teppistello alle prime armi, riesce a far incazzare di brutto una banda rivale.

A pestaggi, risse e attentati in punta di coltello viene contrapposto l’amore tra i due giovani innamorati, ma chi vincerà tra il mondo della malavita e quello roseo di una vita insieme?

Film bellissimo, lirico e commovente, qui Wong Kar-Wai ha dato il meglio arrabattandosi con evidenti carenze nella fotografia e nella direzione delle scene di pestaggio di massa. Ma cosa gli è successo dopo, con la fama e le nuove tecnologie cinematografiche? E perché i film che ha girato poi li ho trovati tutti brutti???

 

8/10

postato da IsabelleTostin alle ore ottobre 20, 2009 11:13 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: film 2009


mercoledì, 14 ottobre 2009

Rieccoli

Da mesi non scrivo dei film che ho visto, ho perso un po’ di interesse nel farlo ma la voglia di andare al cinema no, quella non mi passerà mai! Così la lista del 2009 nel frattempo si è allungata parecchio.

Sono in vena però di riordinare le impressioni su quello o quell’altro film e senza impegnarmi (ma l’ho mai fatto prima? ah ah!) ho scritto  brevissimi commentini riguardo le pellicole di cui non mai ho parlato.

Ecco, per i prossimi mesi qui si parlerà di cinema solo nel modo seguente:

 

 

Parigi (Paris)

Cédric Klapisch, 2008

 

Un film corale dove tutti si incontrano per caso in una Parigi celebrata in scontatissime sequenze da cartolina. Si infiltra anche un’orribile scena girata in 3D e un’atmosfera malinconica e un po’ stantia (il solito cliché dei parigini un po’ mesti) che ovviamente non sempre porta a lieto fine le numerose storie incrociate. Il film si salva sulla sufficienza solo perché mette ad accompagnamento il brano “Gnossiennes n. 3” di Eric Satie.

 

6/10

 

 

Racconti da Stoccolma (När mörkret faller)

Anders Nilsson, 2006

 

Anche qui ci sono delle storie che si intrecciano, ma sono storie di violenza e soprusi sulle donne e, in secondo luogo, una vicenda thriller che ha per protagonista un uomo coinvolto in un episodio di malavita.

Ovviamente la parte che più è interessante vedere è quella incentrata sulle vicende di due donne - una giovane ragazza mediorientale e una madre in carriera - osteggiate in tutto e per tutto dai rispettivi uomini di famiglia. La prima si trova costretta a fuggire di casa perché troppo emancipata per le regole, gli usi e i costumi arabi e nemmeno l’intercessione della sorella minore servirà a sistemare le cose; la seconda invece è ostacolata nell’ascesa carrieristica da un marito violento e vittima (sicuramente) di qualche scompenso psichiatrico...

E’ un film molto crudo ma troppo classico nel suo modo di mettere in scena questo tipo di denuncie sociali e la durata totale del film così abnorme non mi spiega il perché di un finale affrettato e fin troppo lieto.

 

6/10

 

 

L’anno in cui i miei genitori andarono in vacanza (O ano em que meus pais saíram de férias)

Cao Hamburger, 2006

 

Credo sia fra i pochi ad aver trovato questo film veramente noioso, lungo e per niente leggero nei toni che avrebbero dovuto invece smorzare il triste argomento degli attivisti politici fatti sparire durante gli anni della dittatura brasiliana.

 

...

 

 

 

 

 

Il dubbio (Doubt)

John Patrick Shanley, 2008

 

Tratto da una pièce teatrale il film risente di un’ammorbante lentezza e di tempistica in scena troppo legata alle regole del palcoscenico (tanto valeva una simulazione alla “Dogville” di Lars Von Trier!); nonostante la bravura dei tre attori principali (Meryl Sreep in primis) la noia regna sovrana in un film il cui messaggio alla fine non è ben chiaro: il dubbio sull’effettiva colpevolezza del prete accusato di pedofilia rimane chiudendo quindi la storia in un nulla di fatto.

 

5/10

 

 

Inkheart - La leggenda di cuore d’inchiostro (Inkheart)

Iain Softely, 2008

 
Approvato a pieni voti il romanzo originale di Cornelia Funke, la sua trasposizione invece perde tutta la bellezza trasformandosi in un fantasy con effetti speciali a iosa, e in cui dell’amore per la lettura e l’istruzione praticamente ne rimane solo una traccia nascosta dietro sequenze che puntano esclusivamente al sensazionalismo. Nessun attore spicca particolarmente né per bravura né per, al massimo, impegno nella recitazione.

Insomma, puro intrattenimento per giovani menti. E io ormai ho già dato.

 

5/10

 

postato da IsabelleTostin alle ore ottobre 14, 2009 18:06 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: film 2009


domenica, 27 settembre 2009

Letture di agosto (3/3)

 

Il pozzo della solitudine

Radclyffe Hall

Corbaccio, 22.60 € [acquistato per soli 4 € incenerendo in un secondo i punti accumulati da Feltrinelli]

 

Nel 1886 Stephen nasce bambina in una famiglia borghese legata a certi stereotipi dell’epoca su casa, nucleo famigliare, istruzione, amore, ecc. Negli anni della crescita la bambina palesa fin da subito la sua natura omosessuale, istigata forse da un certo atteggiamento materno che la voleva, già durante i nove mesi di gestazione, maschio.

Ma siccome ahimè sei nata tu (parafrasando la sigla di Lady Oscar) Stephen tribola per trovare una sua dimensione di vita, non riuscendo a capire nemmeno il vero significato di certe sue pulsioni sia mentali che sessuali. L’unico ad aver ben chiara la situazione è il padre, ma per il bene della famiglia tace fino al momento della morte.

Stephen intanto diventa adulta e al compimento della maggiore età eredita la parte di patrimonio che le spetta per testamento. Ora è una donna che può scegliere cosa fare della sua vita, e si innamora di una ricca signorina insoddisfatta...

Il romanzo, molto lungo, è godibilissimo pur essendo stato pubblicato per la prima volta nel 1928 e presenta certi passaggi e discorsi assai arditi per essere un libro così datato (e infatti fu messo al rogo).

La condizione di reietti degli omosessuali, qui in particolare delle lesbiche, è ben analizzata e vengono messe in luce le diverse contraddizioni in cui la società, paragonabile alla nostra odierna, cade nel denigrare loro; si insiste poi su un concetto molto importante che è quello dell’”esistere” come persona omosessuale, con tutti i ragionamenti che ne conseguono. Va precisato però che Stephen sembra essere/sentirsi più transgender che lesbica, e lo si nota continuamente sia nei suoi sfoghi e nelle sue elucubrazioni mentali sia nel suo modo di vestirsi e di rapportarsi con le donne che incontra nella sua vita.

Inserire quindi questo volume all’interno della letteratura “lesbica” non è propriamente esatto, tant’è che certe discussioni in merito sono state sollevate parecchie volte; ad ogni modo il volume, pur avendo certe cadute di stile nel patetismo, è importantissimo perché è il primo romanzo avente come protagonista una donna dichiaratamente lesbica e che vive senza piegare il suo essere ai dettami dell’epoca.

 

8½/10

 

 

Il matrimonio perfetto

Th. H. van De Velde

[fuori catalogo da secoli!]

 

Questo librone, vera e propria guida ginecologica pubblicata per la prima volta nel 1926, veniva letto con interesse da Martha Quest protagonista del ciclo “I figli della violenza” scritto da Doris Lessing. L’ho recuperato in biblioteca grazie al famoso Fattore C e gli ho dato una scorsa d’insieme: il libro ha il privilegio di aver affrontato temi e argomenti visti in quegli anni come tabù e osceni, quando invece discuterne contribuiva a sciogliere dubbi di carattere fisico-sessuale, ma soprattutto ha detto chiaro e tondo che il miglior ingrediente per far funzionare un matrimonio è il sesso e di conseguenza l’armonia di coppia.

Ovviamente alla sua pubblicazione il medico ginecologo olandese, autore del trattato, fu additato dalla Chiesa Cattolica per aver scritto un testo “sconveniente” e il suo libro - nonostante le numerosissime ristampe in svariate lingue del mondo - venne messo nella lista nera insieme alle opere di Balzac, Sartre e Defoe per citarne alcuni.

Nel ’68 complici certi fermenti culturali e di liberazione sessuale il volume fu riproposto anche al cinema sottoforma di documentario diretto da Franz Seitz che nel 1979 figurerà tra gli sceneggiatori de “Il tamburo di latta”.

 

8/10

postato da IsabelleTostin alle ore settembre 27, 2009 20:59 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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giovedì, 17 settembre 2009

Letture di agosto (2/3)

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Ayla figlia della terra

Jean M. Auel

Tea Due, 8.50 € [l’edizione del 2009 costa però 8.90 €]

 

Ok, lo ammetto: mi sono avvicinata alla saga di Ayla ambientata nella preistoria solo per le numerose scene di sesso esplicito - presenti soprattutto nei quattro volumi successivi.

Nel primo romanzo però ci si focalizza più su descrizioni scientifiche e geografiche che aiutano a capire com’era l’Europa durante l’Era Glaciale e come erano suddivisi i popoli dell’epoca. Tutto molto dettagliato e anche assai noiosetto... l’abbiocco però sfuma a metà volume quando ormai la protagonista della storia, la giovane orfana Ayla figlia degli uomini del futuro, è finalmente ben integrata nella comunità di cavernicoli che l’avevano salvata in tenera età.

In quel frangente Ayla, crescendo, aveva dovuto combattere contro incomprensioni con un clan diversissimo dal suo, perché lei troppo evoluta rispetto alla tribù dei primitivi: Ayla ha coscienza di sé come donna e quindi pretende rispetto ed emancipazione da convenzioni retrograde a costo di essere emarginata e trovarsi di nuovo sola nella sconfinata terra preistorica.

Quanto questo possa essere verosimile non lo so, ma è curioso e interessante pensare che 30.000 anni fa, tra mammut e leoni delle caverne, già covassero in stato embrionale le lotte delle suffragette...!

Questo volume però si interrompe bruscamente, è necessario leggere i capitoli successivi per conoscere il futuro di Ayla e dato che tutto sommato ho trovato la sua storia piacevole, venata com’è di sentimentalismo ed episodi poetici, continuerò la lettura della serie.

 

7/10

 

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La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo

Audrey Niffenegger

Oscar Mondadori, Mondadori, 9 €

 

Un successo strombazzato a più non posso e alla fine quando me lo sono letta tutto mi sono chiesta: ma dov’è tutta questa bellezza??

La storia d’amore tra Henry DeTamble e Claire Abshire che si protrae nel tempo e nello spazio tra i continui salti temporali di lui, affetto com’è da una disfunzione genetica che lo fa viaggiare nel tempo in maniera passiva, manca prima di tutto di una chiara e netta caratterizzazione dei personaggi principali; la narrazione si concentra su particolari irrilevanti (tediose descrizioni di cene dai parenti, e perdite di tempo su come lui appoggia il bicchiere sul tavolo e come si sposta nella stanza, ecc. quasi fosse un abbozzo di sceneggiatura per il film che effettivamente ne è già stato tratto), e soprattutto si è perso di vista il lato romantico e passionale che poteva uscire da una storia come questa. Di lui e lei ho capito solo che scopavano da dio, ma per il resto...

Anche la parte fantascientifica del racconto è solo accennata e abbandonata da eventuali approfondimenti già dopo pochi capitoli. Mi sarebbe piaciuto leggere di più su quegli studi genetici e sulle diverse persone affette anche loro dalla stessa anomalia, l’autrice però molla tutto e tanti saluti. Forse che era troppo arduo mettere in piedi un argomento di quel tipo, con matematica quantica e quant’altro?

Avrei anche tagliuzzato il testo qua e là riducendolo di un buon terzo, dato che di lungaggini ne è zeppo però non mi sento di bocciarlo completamente, in fondo contiene una trama di base molto bella (una coppia che rimane legata anche nell’eternità) anche se è stata sviluppata in maniera mediocre.

In ultimo vorrei sapere a chi della Mondadori è venuta l’idea di ristampare il volume con una copertina nuova. ORRENDA.

 

6½/10

postato da IsabelleTostin alle ore settembre 17, 2009 13:34 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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lunedì, 07 settembre 2009

Letture di agosto (1/3)

Eccomi!!! *embeh?*

Di seguito i libri che ho letto durante tutto il mese di agosto; di vacanza effettiva ho fatto solo 10 giorni in Valle d’Aosta, dato che ho lavorato fino al 18 di agosto compreso (ma che caldo ha fatto quest’anno???).

 

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Finché non cala il buio

Charlaine Harris

Lain, Fazi, 12 €

 

Non conoscevo la Harris e la sua saga con protagonista la cameriera Sookie Stackhouse fino a quando mia sorella non mi ha passato il primo volume in questione.

Sookie è svampita e un po’ frivola, sembra avere tutti i cliché scontati della cameriera, ma in realtà vivendo in un indefinito futuro ha la particolarità intrigante di riuscire a leggere nel pensiero di chiunque le stia attorno. Beh, chiunque tranne uno... la persona che non riesce a percepire è uno dei nuovi avventori del bar in cui lavora: Bill il vampiro.

Di esseri ibridi ce ne sono diversi che popolano il mondo futuribile creato dalla Harris, Bill e Sookie si distingueranno per essere coinvolti in una serie di omicidi che faranno virare il romanzo verso il genere thriller mentre il loro rapporto diventa qualcosa di più profondo e tenero introducendo tra le righe anche qualche scena di sesso.

Nel complesso è una buona lettura anche se un po’ troppo “leggera” e facile, ma datemi qualsiasi cosa con dentro dei vampiri purché non si chiamino Edward! Dopo la disastrosa esperienza con il secondo volume della serie di “Twilight”, mi ci voleva qualcosa per disintossicarmi prima di procedere con le successive seghe mentali della coppia Bella-Edward.

Comunque, la vita di Sookie continua nei volumi successivi (in totale sono nove, questo compreso) che credo leggerò in lingua originale data la scarsissima traduzione italiana poco curata anche dal punto di vista di errori ortografici a iosa... e anche perché gli ultimi tre libri non sono ancora stati tradotti dall’inglese.

Nel frattempo è stata trasmessa la prima stagione di TRUE BLOOD su Sky, telefilm tratto da questa serie con nei panni di Sookie quella che fu Flora in “Lezioni di piano”: Anna Paquin.

 

7/10

 

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Moonacre. I segreti dell’ultima luna. Il cavallino bianco

Elizabeth Goudge

Rzzoli Narrativa, Rizzoli, 18.50 € [meno male che l’ho preso in biblioteca!]

 

Pubblicato per la prima volta nel 1946 e risucchiato per decenni nel famoso “Tunnel del dimenticatoio”, “Moonacre” è stato ristampato in concomitanza dell’uscita del film omonimo e per via di dichiarazioni di un po’ di tempo fa di J. K. Rowling in cui quest’ultima sostiene di essersi ispirata a questo libro per scrivere la saga di Harry Potter.

Non mi sarei mai aspettata una roba così prolissa, vezzosa e ammorbante noia in tutti i paragrafi.

Come in ogni fiaba scontata che si rispetti i personaggi buoni sono tutti smielosi, felici e angelici; i cattivi invece - che vestono (guarda caso) di nero - sono cattivi ma proprio cattivi-cattivi-cattivissimi.

Il lieto fine non può certo mancare ed è così fastidioso, zuccheroso e prevedibile che fa quasi pena...

 

4/10

 

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Lessico famigliare

Natalia Ginzburg

Einaudi Tascabili, Einaudi [regalo!]

 

Ero molto curiosa di leggere per la prima volta una delle opere di Natalia Ginzburg, e qualche mese fa mi sono fatta regalare (sì, era un ordine, ahah!) dal moroso “Lessico famigliare” che sapevo essere fra i suoi libri più famosi.

Certo l’idea di raccontare la storia della sua famiglia attraverso i ricorrenti “tic verbali” pronunciati da ciascuno dei suoi famigliari era molto interessante e insolita, e così lo è stata fino a metà volume ma quando a un certo punto ho notato che nella narrazione mancavano elementi (secondo me) fondamentali per contestualizzare meglio il periodo predominante in cui si svolgono le vicende - epoca fascista e gli anni della Seconda Guerra Mondiale - ho portato a termine la lettura in maniera svogliata. La Ginzburg in quelle pagine insiste col porre l’accento sulle gite fuori porta fatte dalla sua famiglia, sulle vacanze in montagna, sulle discese in “ski”, sulla sua nuova vita di donna sposata con bella casa borghese tutta per sé munita pure di domestica, sui bei vestitini che la sorella e la madre si facevano fare dalla sarta in tempo di guerra... eccetera eccetera.

Di bombardamenti, restrizioni economiche e del vivere in quei tempi non se ne parla. Sembra che la famiglia Levi vivesse in un limbo di pace e serenità assoluta.

Mi hanno lasciata perplessa i commenti sbrigativi sui periodi passati in carcere da sua padre e dal fratello accusati di collaborazionismo, e soprattutto la freddezza nel raccontare con un paio di frasi stiracchiate l’uccisione del marito dopo la cui scomparsa si ritrovò completamente sola e con due bambini molto piccoli.

Capisco che abbia avuto delle remore nell’aprirsi al racconto di episodi così personali - tant’è che di sé stessa non racconta proprio nulla! - ma allora perché scrivere un romanzo autobiografico...?

 

6/10

postato da IsabelleTostin alle ore settembre 07, 2009 13:38 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: libri 2009


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